Arte in abbazia a Carceri

25 settembre - 10 ottobre 2021

 

Abbazia di Santa Maria delle Carceri

 
 

L’Abbazia rappresenta un importante complesso religioso voluto dai Marchesi d’Este, Signori di questo territorio dall’anno 1073, che la edificarono insieme alle consorelle Santa Maria in Pomposa, nel Ferrarese, Santa Maria della Vangadizza, a Badia Polesine e SS. Apostoli, a Nonantola, quali punti di riferimento vitali lungo la Romea Strata. Sorta su un precedente sito religioso, nel 1107 inizia la sua espansione grazie ai numerosi lasciti degli Estensi, succeduti al duca carolingio Almerico II e alla moglie Franca, la quale, nel 955, beneficiò questa Abbazia di una considerevole donazione, mirata anche al controllo del territorio.

Nel 1145 viene riconosciuto al monastero l’Ordine dei Canonici del Beato Agostino e la Costituzione dei Fratelli Portuensi, qui già attivi fin dal 1122. L’ordine diviene promotore di una feconda attività che si traduce ben presto in un accresciuto ruolo del cenobio. Nel 1170, sotto la guida del priore Pistore, iniziano i lavori di ampliamento, dei quali si possono ancora visitare la foresteria, parte del chiostro del 1200 e alcuni ambienti della chiesa. Dopo essere stato per le popolazioni della zona punto di riferimento non soltanto religioso ma anche sociale e politico, verso la fine del XIV secolo, il sito cade in completo abbandono.

Con l’avvento della Repubblica di Venezia, nel 1408, si insediano i monaci camaldolesi provenienti da san Michele in Murano, ai quali ne seguono altri, soprattutto da Fonte Avellana. Di questo periodo rimane il chiostro monumentale, il portale d’ingresso, la casa dell’abate (ora villa Carminati) e la chiesa barocca.

L’Abbazia di Santa Maria Annunziata delle Carceri, “…faro glorioso di civiltà e figlia di quel Casato d’Este…”, viene soppressa nel 1690 con Bolla di papa Alessandro VIII, in accordo con la Repubblica di Venezia, la cui politica territoriale prevedeva l’alienazione dei beni dei religiosi a favore dei Patrizi Veneziani, per finanziare la guerra contro l’espansione turca nel Mediterraneo.

E così, quella che venne definita la “Montecassino del Veneto”, diventa proprietà della potente Famiglia Veneziana dei Conti Carminati. Dal 1951, dopo essere stata spogliata di molta parte delle sue ricchezze, diventa gradualmente proprietà della parrocchia di Carceri.